Turismo Sociale,Sostenibile e Responsabile – di Pino Vitale

giovedì, 17 gennaio 2008|

La sostenibilità del turismo sociale e responsabile nel Mediterraneo e le scelte operative che riguardano investimenti e politica aziendale.

Oggi malgrado cresca la sensibilità verso le problematiche ambientali, continuano a venir sfornati piani di investimento nei paesi della sponda Sud del Mediterraneo
che ripropongono le logiche della massificazione del turismo, della concentrazione dell’investimento in poche località, della moltiplicazione di infrastrutture dedicate
a servire soltanto le località turistiche, della dubbia valutazione di impatto ambientale.
E’ impossibile  negare la ricaduta positiva che l’attività turistica ha sull’occupazione e sull’economia dei paesi del Mediterraneo, ma è altrettanto innegabile che se il modello di insediamento turistico non verrà ripensato a favore di una maggiore distribuzione sul territorio e di un rigido controllo di impatto ambientale, tali benefici rischiano di scomparire a medio termine.
Il CTA ( CENTRO TURISTICO  ACLI ), associazione di turismo sociale aderente ad AITR (associazione italiana di turismo responsabile), il concetto di sostenibilità e responsabilità turistica è composto da una serie di elementi tra i quali spicca non solo la sostenibilità ambientale, ma anche quella economica, sociale e culturale.
Quando parliamo di occupazione infatti, ci interessa conoscere soprattutto la qualità dei posti di lavoro creati, non soltanto la quantità, quando pensiamo alla ricaduta economica, ci interessa conoscere l’effettivo contributo allo sviluppo locale, piuttosto che le cifre complessive generate dal settore.
Quando parliamo di valorizzazione dell’ambiente naturale, o del patrimonio storico o della tutela della cultura dei cittadini coinvolti, crediamo che ciò sia possibile soltanto con la partecipazione attiva dell’associazionismo non governativo, a garanzia degli interessi della popolazione locale.
Quando si parla di turismo nel bacino Mediterraneo si fanno i conti con due soli soggetti: gli stati e i grandi gruppi multinazionali.
E’ ovvio quindi che un settore diretto in modo fortemente centralizzato e che deve garantire la redditività degli ingenti capitali investiti sottovaluti gli effetti prodotti sul territorio, anche se in definitiva sarà quello che garantirà il successo o il fallimento dell’investimento.
Se esiste una costante nello sviluppo del turismo nel Mediterraneo questa è la totale estraneità della popolazione locale alle scelte produttive attuate sui propri territori.
Altro punto dolente è l’approssimativa, quando non totalmente inesistente, valutazione di impatto ambientale nelle fasi di fattibilità della costruzione di nuove strutture ricettive.E’ tempo di turismo sociale.
E’ tempo di ribadire il primato dell’uomo e della promozione civile, della crescita culturale dei giovani e della tutela dell’ambiente.
Il turismo sociale – per sua stessa definizione – nasce dalla volontà di rendere tutti, senza nessuna distinzione, partecipi della gioia  di vivere nella fratellanza e nell’armonia.
Un turismo che non guarda solo ad  avvicinare l’uomo alle bellezze naturali, ma che riesce anche a vedere la coscienza del singolo, a cercare all’interno di ogni persona un motivo di promozione, personale e collettiva.
Oggi sono tante le facce del turismo sociale. In particolare, una delle più difficili, ma che regala soddisfazioni immense a chi lavora a questi progetti, riguarda il turismo per i disabili.
Nell’aiutare la persona disabile si racchiudono le mille anime del turismo sociale: il volontariato, la promozione sociale, l’organizzazione di un turismo a misura d’uomo. Ma qui è indispensabile anche un impegno forte da parte delle istituzioni pubbliche, per poter creare questa offerta di servizi: dallo Stato agli enti locali, regioni, province, comunità montane, unione dei comuni, piano di zona e comuni, tutti devono essere inseriti in questo circuito virtuoso.