UN FIORE ALLO YAD VASHEM

venerdì, 27 gennaio 2012|

Gerusalemme, 27 gennaio 2012.  Un fiore allo Yad Vashem per non dimenticare nel Giorno della Memoria le vittime dell’odio razziale e della follia nazifascista.  Non si va mai con piacere in un  luogo doloroso, ma “ la capacità di indignarsi di fronte alle ingiustizie del mondo” deve trovare continuo alimento e, allora, visitarlo è un buon modo per dare valore a una iniziativa di civiltà qual’è , appunto, l’istituzione del Giorno della Memoria.
Nello Yad Vashem di Gerusalemme, il Memorial dell’Olocausto, si  tocca con mano il silenzio assoluto  che pervade tutta la struttura. E’ un silenzio quasi irreale in una città che ha la sua voce e il cuore pulsante nelle strade della storia, che si illumina del biancore delle sue case e dei suoi quartieri. All’interno è una diffusa oscurità qua e là interrotta da sapienti fasci di luce che illuminano quanto basta ciò che si vuole far vedere e che viene esposto e spiegato con cura e precisione meticolose.   E’ la ricostruzione della Shoah, dello sterminio di sei milioni di ebrei; è la rappresentazione dell’orrore fatta con crudezza.  Non è una casa dell’orrore, ma l’orrore prende allo stomaco e attraversa l’anima e la coscienza  di essere umano.  La storia dello sterminio  nascosto agli occhi dell’umanità è qui raccontata in modo che  il nascondimento, nel silenzio e nell’oscurità, emerga come l’elemento significante delle cose rappresentate.  Un  silenzio e un’oscurità  assoluti, appunto,  perché  proprio il buio la penombra e l’oscurità, uniti al silenzio,  hanno sempre accompagnato i genocidi nella storia. Per lungo tempo i molti silenzi hanno tenuto nascosto  il crimine contro l’umanità e  le molte oscurità non hanno consentito che si facesse luce.  Di chi fu quel silenzio? Chi oscurò la conoscenza ?  Il silenzio fu di tutti i cittadini che erano circostanti ai campi di sterminio; fu degli stessi alleati che già sapevano  cosa accadeva nei campi della Germania nazista; le ombre  furono di quanti hanno favorito un clima generale di caccia all’ebreo attraverso la delazione, la complicità delle leggi  razziali e l’asservimento a concezioni e supremazie razziali; il silenzio fu anche di alcuni esponenti della chiesa cattolica. Amara è la fotografia di Papa Pacelli con sotto la didascalia, in inglese e in ebraico, che ricorda il suo silenzio di fronte al dramma degli ebrei.  Fu veramente così ?  E’ una questione ancora aperta e solo lo studio degli archivi vaticani, se e quando saranno aperti, potrà stabilire la verità storica.
Attira l’attenzione un grande tabellone a parete con tantissimi punti luminosi  che si rivela  una grande carta geografica dove sono segnati gli insediamenti degli ebrei in Europa, prima dell’avvento del nazismo.  E’ la mappa che serviva al potere nazista per pianificare dove effettuare  i rastrellamenti e dove concentrare le deportazioni.  Balza evidente come la maggiore concentrazione degli ebrei era in Germania e in Polonia, nelle città e nei paesi, poche le località dove erano assenti.  Fu una diffusa presenza perché  gli ebrei si trovavano bene in Germania Polonia e Ungheria e avevano  molto peso nella società del tempo, con attività economiche e finanziarie, artigianali, e con l’organizzazione della cultura a fronte di una condizione generale impoverita da una guerra disastrosa.
Grandi fotografie raffigurano i violenti rastrellamenti e la chiusura della gente nei ghetti.  Sono sagome umane così verosimili che sembra di essere nel mezzo di un rastrellamento, dove le donne e i bambini,   carichi delle poche masserizie recuperate, sono deboli creature  che si avviano verso chissà quale inferno.  Dall’oscurità, in fondo a una stretta galleria che rappresenta una stretta via, un fascio di luce che va e viene illumina sagome umane vestite di abiti con la grande stella gialla di Davide e in atteggiamenti di fuga da un ghetto e da una SS che sbarra loro la strada.
Per chi uscivadal ghetto c’era la pena di morte e furono rivolte soffocate in bagni di sangue.
Dal ghetto al lager. Qui l’orrore arriva al culmine, a cominciare dai carri-bestiame che servivano alle deportazioni nei campi di concentramento e di sterminio.  Auschwitz, Dachau, Birchenau, Mauthausen sono soltanto i più conosciuti, ma erano 149 i lager disseminati in Germania, Polonia, Austria e anche in Italia (la risiera di Trieste).  La ricostruzione di quello che avveniva nei campi di sterminio è impressionante nelle ambientazioni dell’interno delle baracche, della camera a gas e del forno crematorio allestiti con attrezzature  prese in qualche lager;  è crudele nella descrizione dei lavori forzati e delle umiliazioni cui erano sottoposti i deportati.  Nella galleria  “dell’orrore raccolto” sono esposti una montagna di scarpe, una quantità enorme di denti d’oro e d’argento e di capelli appartenuti ai deportati,  oggetti confezionati con lembi di pelle umana, strumenti medici inquietanti utilizzati per diabolici esperimenti e…. mi fermo qui per non affondare nell’orrore. .
Fuori, un monumento in bronzo rappresenta la grande rete di un lager su cui finivano i tentativi di fuga dei deportati, folgorati in tutta la loro disperazione.  All’ingresso è un filare di 2000 alberi di carrubi, chiamato il Viale dei Giusti di tutte le nazioni. Cioè di coloro che in tutte le parti del mondo hanno aiutato gli  ebrei , in vari modi, a sfuggire alle deportazioni. Un albero è dedicato  anche a un italiano: il falso console che  salvò centinaia di ebrei. “Furono i Giusti a salvare l’onore dell’Italia” –ha dichiarato il Presidente della Repubblica- “come altrove in Europa essi salvarono  e riaffermarono in quell’epoca oscura i valori fondanti della civiltà europea”.
Si esce dalla Yad Vashem  con il ribrezzo, l’angoscia e lo sgomento cuciti  sul volto e una profonda tristezza nell’animo. Sembra che solo “L’urlo”, il famoso quadro  simbolista di  Munch, possa esprimere bene  il nodo delle emozioni  terrificanti che si  forma nel visitatore.

Filippo Pugliese

 

” Turismo: si preferisce il “made in Italy”

mercoledì, 11 gennaio 2012|

Made in Italy. Calano le partenze verso i Paesi Esteri e si incrementano le visite nelle regioni più belle del nostro Paese. Il 58% dei TO internazionali ha infatti registrato un incremento delle vendite del prodotto Italia rispetto allo scorso anno e più precisamente il prodotto turistico maggiormente richiesto e quello delle grandi città d’arte.Poco Natale, molto Capodanno, ma oggi gli Italiani hanno scelto soggiorni sempre più brevi; Lombardia, Sicilia, Toscana e Campania sono state le regioni più richieste. Sono esattamente 14,3 milioni gli Italiani che hanno effettuato una vacanza a Natale o a Capodanno.

“Tale dato, afferma Pino Vitale, Presidente Nazionale del CTA (Centro Turistico Acli), rappresenta una vera e propria stagnazione, tenendo presente il particolare, o meglio, delicato momento che il settore turismo sta attraversando, anche se l’andamento del comparto alberghiero aveva mostrato dei segnali di ripresa rispetto all’anno 2010, con un incremento del 2,5% dei pernottamenti. Ancora, continua Pino Vitale, va considerato il delicato momento che l’Italia sta attraversando dal punto di vista economico” Ed infatti tra i maggiori motivi che spingono gli italiani a rimanere a casa vi è quello economico.

Per Natale sono stati 7,3 milioni gli italiani che si sono spostati dalla propria città e di essi l’86% è rimasta in Italia e solo il 14% è andata all’estero; le regioni più gettonate sono state la Sicilia, il Trentino Alto Adige, il Veneto, il Lazio, la Campania e la Lombardia; ma la maggior parte degli Italiani ha preferito un alloggio presso la casa di parenti o amici dormendo una o due notti fuori.

Per il Capodanno, la vacanza preferita è stata la montagna, ponendo la Lombardia al primo posto seguita dal Trentino, Veneto, Lazio e Toscana. Nonostante queste piccole riprese il quadro che si sta delineando per il turismo italiano a chiusura del 2011, è un quadro preoccupante evidenziando un calo complessivo di quasi l,8% per il comparto turistico.

“A condizionare le scelte dei turisti, afferma Pino Vitale, è il difficile clima economico che stiamo vivendo e, purtroppo, anche per gennaio – febbraio 2012 le prenotazioni andranno a rilento. Bisognerebbe prendere come esempio la ripresa turistica della Grecia che nonostante la forte crisi, è riuscita ad ottenere profitti significativi. Infatti quest’anno la Grecia ha toccato un record negli arrivi dei visitatori stranieri. Ciò sembra però accadere anche in Italia, infatti gli Agriturismi, e sopratutto quelli Campani risultano essere stati richiesti dagli stranieri, e non solo, grazie ai prezzi sostenuti e ad un comfort ormai consolidato.

Infine prendendo in considerazione un’indagine condotta dal CTA in collaborazione con GA (Giovani delle Acli) su mille giovani tra 25 e i 35 anni si è registrata una preferenza per il Capodanno nelle capitali europee, con il 55% per Parigi, Londra, Vienna e Madrid. Ma, a seguito di tale indagine risulta necessario fare in conti con il budget a disposizione,ormai limitato( 40% può contare su circa 200.00 euro il 20% può spendere fino a 300.00 e il 10% non supera i 500.00 euro.)

“E proprio in riferimento a quanto detto sopra sostiene il Presidente Nazionale del CTA, Pino Vitale possiamo essere fieri del nostro lavoro, sottolineando come il CTA ha da sempre sostenuto la necessità di creare incentivi per consentire a tutte le fasci sociali di permettersi una vacanza a prezzi sostenibili.

E’ necessario, quindi, creare uno spazio per il turismo sociale e, sopratutto, che anche in Italia, come già in altri paesi, gli operatori iniziano a creare nuovi pacchetti in grado di soddisfare la esigenze di tutti.”

 

 

Roma li 10-01-2012