Le prime osservazioni mosse contro il turismo quale attività plasmata dalla società industrializzata moderna risalgono agli anni ’60. E’ il periodo in cui si inizia a “giudicare” il turismo di massa come superficiale, povero di contenuti e, dunque, non autentico.

Nasce la ricerca di un nuovo modo in cui “guardare” ciò che si visita, attraverso un approccio più “autentico” verso i luoghi del turismo che crei una relazione più intima tra il viaggiatore e la sua meta.

A partire dagli anni ’90, quindi, si è affermato un nuovo tipo di prodotto turistico: il viaggio è stato ri-strutturato per garantire al turista un’esperienza creativa, fortemente connessa al luogo visitato ed in grado di generare un cambiamento interiore nel viaggiatore coinvolto.

Tuttavia, nella società moderna e consumistica, nulla esclude che le basi del “nuovo turismo alternativo” (ecoturismo, turismo culturale, educativo, scientifico, rurale) possano essere minate dalla mercificazione, finendo per celare, dietro la loro apparenza creativa, modalità turistiche in aperto contrasto con  gli ideali originali che, invece, sostengono questa categoria.

Il “turismo di volontariato”, quindi, si presenta come un nuovo approccio di affrontare, rispetto al “turismo convenzionale”, attività a sostegno della sostenibilità, dello sviluppo delle comunità e della crescita dei viaggiatori.

E’ “turismo di volontariato” la forma di turismo “la cui promozione e diffusione è stata favorita, da un lato, dalla nascente attrazione delle forme di turismo alternative a quello di massa e, dall’altro, dalla spinta interiore delle persone che sentono di dover contribuire e fare la differenza, in modo diverso dal mero svago, alla vacanza dei soggetti più deboli o alla sviluppo delle località individuate come mete del viaggio”.

Nessuno, meglio di chi possiede la “vocazione al viaggio come esercizio culturale”, può garantire la connessione tra persone con interessi ed obiettivi condivisi. Si crea, quindi, una comunità che costituisce terreno fertile per lo sviluppo di relazioni ed esperienze in grado di elevare il livello di consapevolezza dei singoli partecipanti al viaggio.

Ciò porta ad cambio nella personale percezione che si ha della società e dei suoi problemi, a livello globale e locale, e, di conseguenza, ad un’apertura mentale e maggiore consapevolezza dell’alterità, che si estende oltre i confini etnici e culturali.

Un’altra sostanziale differenza tra il “turismo di volontariato” e il “turismo profit” sono gli obiettivi: mentre nel primo caso si privilegia la coesione sociale, nel secondo l’attenzione si focalizza sulla soddisfazione e l’appagamento personale dei fruitori del viaggio.

Il “turismo di volontariato” può e deve essere un formidabile passe-partout per avvicinare le persone e, soprattutto i giovani, alla ri-scoperta dei valori sociali e della propria identità storica, culturale e personale e garantire loro un’emancipazione dai falsi miti imposti dal consumismo. 

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