Per le Vie del Mondo con il Centro Turistico Acli: la TERRA SANTA

Per le Vie del Mondo con il Centro Turistico Acli: la TERRA SANTA

Intervista di Enzo Baione a Filippo Pugliese, Presidente del CTA di Potenza

Potenza, 23/03/2019

 

  • LA TERRA SANTA SI SCEGLIE DI VISITARLA SOLO PER LA SUA STORIA E PER LE SUE RELIGIONI?
Non solo, anche per la sua spiritualità.

Questa Terra, e tutto il Medio Oriente, è  stata crocevia di popoli e di civiltà. Ci sono passati tutti: sumeri, fenici, assiri, egiziani, babilonesi, persiani, ebrei, romani, arabi,musulmani, cristiani, bizantini, ottomani, francesi e inglesi. Grandi condottieri l’hanno amata e  rispettata: Alessandro Magno, Riccardo Cuor di Leone, Saladino, Napoleone. Terra di patriarchi e di profeti, di santi e di beati.

Gerusalemme è città santa per le tre religioni monoteiste: cristiana, musulmana e ebraica. Qui il Cristo risorse dal Santo Sepolcro, qui Maometto salì al cielo dalla Sacra Roccia, qui Salomone edificò il suo Tempio. La Chiesa della Natività, la Cupola della Roccia, il Muro del Pianto sono i luoghi spirituali della Terra Santa.

Ma la spiritualità in Palestina non la si trova solo nelle chiese nelle moschee e nelle sinagoghe, è anche nelle grotte, nei mosaici, nelle colline del deserto, nella Valle del Giordano, nei luoghi più  isolati come Masada, o più  frequentati come la Via Dolorosa nel suk, nei villaggi e nelle piccole cittadine Nazareth, Jerico. Basta voler cogliere l’anima del luogo, ascoltarne la storia e osservare le persone che “vivono, lavorano, piangono, ridono, sudano tra le pietre più preziose della terra”.

Terra Santa, terra della pace difficile e sofferta; laboratorio di difficile convivenza  araba e ebrea, cristiana ebraica e musulmana, e…. pure convivono.

Nei quartieri ebraico e musulmano si tocca con mano questa difficile convivenza; i luoghi sono punti di arrivo di un racconto che tocca storia e attualità, conflitti politici e religiosi, bellezze affascinanti e bruttezze deprimenti come il Muro in cemento e filo spinato, alto nove metri e lungo 380km, a dividere gli ebrei dai palestinesi.

  •  OGNI CREDO RELIGIOSO USA UN COPRICAPO DIVERSO, QUAL’È QUELLO CHE TI HA INCURIOSITO DI PIÙ?
Il copricapo è un segno di appartenenza a un credo a un’idea a una fede; è  il distintivo di un’etnia, di una tribù, di un popolo, di una nazione; a volte arriva anche a indicare un periodo storico. È  come una bandiera sotto la quale ci si trova, ci sono anch’io.

Proprio qui nel Medio Oriente, giacché parliamo di Israele e Palestina, ce ne sono molti: la kefià bianca e nera dei palestinesi (quella di Arafat), bianca e rossa degli arabi,tutta bianca dei sauditi; il chador, il nijab e il burka usati dalle donne islamiche, il mussar e il kufi ricamato per la preghiera. Il copricapo simbolo della cultura ebraica è la kippah, uno zuccotto usato dagli uomini che indica sottomissione a Dio. Per gli ebrei ortodossi è  il cappello di pelo, simile a un colbacco russo.

Gerusalemme è  un vasto campionario di questi copricapo. All’ingresso di casa mia c’è una raccolta di copricapo delle diverse parti del mondo, a ricordarmi sempre che sono un cittadino del mondo e non conosco frontiere.

Quello che mi ha incuriosito di più è il turbante dei sikh: nove metri di stoffa che racchiudono tutta la fantasia del Rajasthan.

  • MOLTI DICONO CHE IL COLORE DEL TERRA SANTA È IL BIANCO. SECONDO TE?
La pietra con cui tutto è  costruito e rivestito è quella delle leggendarie miniere di Re Salomone, è  di un bianco opaco capace di riflettere la luce che regna su tutto. Al tramonto le mura di Gerusalemme prendono il colore dell’oro.

Nazareth è  tutta bianca,e il bianco contrasta bene col giallo arido delle colline.

Ma non c’è  solo il bianco. Quando si entra in Gerusalemme, da una delle sue antiche porte delle mura storiche, vera spina dorsale della città, si entra nello splendore. I mille colori del suk riempiono gli occhi e accendono la curiosità: festoni verdi che celebrano il ritorno di chi è  stato in pellegrinaggio alla Mecca, giornali murali che ricordano i caduti dell’intifada, vetrine con cascate di oro rosso, prodotti della terra e spezie e manufatti, per dire della parte araba della città. Torna il bianco diffuso e serioso nella parte ebraica e l’abito tutto nero degli ortodossi sta a indicare proprio l’assenza del colore e lo scarso interesse per la moda.

Più  in là il grigio muro alto nove metri a dividere i due popoli.

  • L’ODORE DELLA TERRA SANTA È QUELLO DI SANTITÀ?
E dove potrebbe essere odore di santità se non nella Terra Santa!

Nella cultura cattolica il Vangelo e il vivere da cristiani sono paragonati al buon odore che si effonde nel mondo, e che può essere sentito solo da chi vuole sentirlo.

Una leggenda narra che durante la Fuga in Egitto Maria e Giuseppe furono fermati dai soldati e il loro capo chiese a Maria cosa portava nascosto sotto lo scialle, Maria rispose che portava dei fiori. Al soldato bastò  solo l’aver sentito un profumo di rose e li lasciò  passare. Egli volle sentire l’odore  di santità!

Ma in senso più  generale l’odore di santità spira in questa Terra per gli eroi e le eroine che hanno dato la vita e continuano a darla lasciando un messaggio di pace e di speranza per l’umanità  e che noi vogliamo raccogliere.

  • QUANDO TI TROVERAI DAVANTI AL MURO DEL PIANTO, E DOVRAI LASCIARE UN BIGLIETTINO CONTENENTE UN PENSIERO PER TUTTI GLI AMICI DEL  CTA, COSA SCRIVERAI?
Scriverò  che agli amici del CTA non manchino mai la curiosità, lo stupore e la meraviglia.

La curiosità per le cose da capire, che è  propria del viaggiatore e che porta alla conoscenza.

Lo stupore e la meraviglia davanti a fatti e a eventi, come fu per la gente che andò  al Santo Sepolcro per cospargere il corpo di Cristo, lo trovò  vuoto e fu presa da stupore e meraviglia.